In Giappone la tradizione del pranzo al sacco è particolarmente radicata, e i giapponesi, con il loro senso estetico e la cura dei dettagli per cui sono rinomati, hanno trasformato il bento, da noi conosciuto comunemente come schiscetta, in una piccola opera d’arte. Indiscussi protagonisti di questi pratici contenitori sono gli onigiri, adorabili polpette di riso a forma triangolare, sferica o cilindrica farcite con vari ripieni e decorate con striscioline di alga nori.
BREVI CENNI STORICI
Murasaki Shikibu, la celebre autrice di Genji Monogatari (uno dei capolavori della letteratura giapponese), cita gli onigiri come parte di un pranzo al sacco già nell’undicesimo secolo. Altre opere, ben più antiche, menzionano delle polpette di riso dalle fattezze simili come cibo che i samurai si portavano sul campo di battaglia.
Non sappiamo esattamente come fossero gli onigiri di questi leggendari guerrieri, ma sappiamo per certo che la produzione di massa degli onigiri ed il loro tipico involucro triangolare iniziò a invadere il Giappone negli anni ’80. In Italia abbiamo imparato a conoscerli grazie agli anime, dove questi bocconcini sono pressoché onnipresenti.
RIPIENI RICORRENTI
Il ripieno contenuto all’interno degli onigiri è molto vario, tra i più ricorrenti ci sono:

Immagine sopra: onigiri in vendita al conbini – creative commons: Amy B
© immagine testata: canacol
