Calligrafia

L’arte giapponese della calligrafia è denominata shodō (書道), che tradotto assume il significato di “via della scrittura”. Questo kanji viene utilizzato in svariate occasioni per contraddistinguere la pratica di un’arte, che richiede un impegno costante e che in diversi modi può assumere le caratteristiche di un percorso che conduce, tramite un perfezionamento tecnico, a un affinamento interiore dell’individuo. Oltre al mero lato estetico, la calligrafia permette e favorisce l’espressione del proprio stato d’animo: è come se ogni segno tracciato si originasse dall’interiorità del calligrafo, e la composizione che ne risulta fosse un ritratto del cuore di quest’ultimo.

 

LA PRATICA

Durante la scrittura il corpo deve partecipare interamente all’esecuzione, con il busto in posizione eretta, ma non rigida, per favorire una regolare respirazione. Quando si eseguono calligrafie su fogli di piccole-medie dimensioni si lavora al tavolo, seduti per terra, mentre le calligrafie di grandi dimensioni vengono eseguite stando in piedi. Il foglio, posto di fronte al calligrafo, deve trovarsi alla giusta altezza (poco al di sotto dell’ombelico) per evitare di dover sollevare eccessivamente il braccio che non deve appoggiare sul piano di scrittura.

Il pennello va usato sempre in posizione verticale, badando costantemente al controllo della posizione della sua punta. Secondo la tradizione, il manico va impugnato circa a 4 cm dall’attaccatura delle setole, o più in alto, con il pollice e l’indice contrapposti. Non va stretto in modo rigido, ma deve essere tenuto con fermezza per permettere all’intero corpo, tramite il braccio, di trasmettergli i propri impulsi. L’arte di maneggiare il pennello è uno dei segreti della calligrafia, costituisce il sapere che si eredita dai propri maestri e che verrà tramandato agli allievi. Infine è importante conoscere il numero e l’ordine dei tratti del carattere che si vuole tracciare. Questa regola vale per le singole sillabe degli alfabeti hiragana e katakana, ma soprattutto per gli ideogrammi di derivazione cinese, chiamati kanji. Se scritti con un diverso ordine dei tratti, la forma del kanji apparirebbe diversa e di difficile lettura.

 

STILI PRINCIPALI

  • Kaisho: stile stampatello, i caratteri sono quadrati e angolari. È poco utilizzato nella vita quotidiana, si usa quando si imparano i kanji per la prima volta per memorizzare l’ordine dei tratti. 
  • Tensho: chiamata anche scrittura sigillare, utilizzata ancora oggi per incidere i sigilli. Presenta linee orizzontali e verticali che bilanciano gli elementi simmetrici tra destra e sinistra. 
  • Reisho: è lo stile più sintetico, detto “dei funzionari”. La simmetria tra destra e sinistra è meno marcata rispetto allo stile tensho e il simbolo diventa più lineare.
  • Sosho: stile più veloce ed estremamente sintetico con la riduzione all’essenziale. A volte è di difficile interpretazione poiché i caratteri vengono scritti rapidamente.
  • Gyosho: stile corsivo, di difficile lettura ma molto utilizzato nella vita di tutti i giorni.

 

Stile Kaisho (kanji amore)

SET CALLIGRAFIA

  • Shitaijiki: feltro di appoggio da mettere sotto il foglio mentre si scrive. In questo modo la scrittura non va a segnare i fogli sotto e si ha una superficie di lavoro più morbida.  
  • Sumi: l’inchiostro da scrittura, è quasi esclusivamente nero e si presenta in forma solida, pressato in barrette. Prima di essere utilizzato va mescolato con l’acqua nello suzuri. In alternativa si può acquistare direttamente l’inchiostro liquido.
  • Suzuri: contenitore color nero per l’inchiostro.
  • Fude: il pennello per scrivere, ne esistono numerose varietà che rispondono a diverse esigenze: la forma di scrittura, le dimensioni dei caratteri da eseguire e l’abilità del calligrafo. Le loro caratteristiche variano in base alla forma, ai materiali e alle dimensioni. Di particolare importanza sono i tipi di setole di cui sono composti: la differente proporzione tra la lunghezza e il diametro delle setole può incidere parecchio sul risultato finale. Solitamente sono due: uno più grande per i caratteri e uno più piccolo per scrivere il nome dell’artista. 
  • Hanshi: foglio di carta molto sottile apposito per lo shodo.
  • Bunchin: fermacarte, di legno o di metallo.

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