Parte della tradizione religiosa giapponese da oltre un millennio, gli ema (絵馬) sono piccole tavolette di legno su cui i credenti scrivono preghiere o desideri. Esse vengono appese in appositi spazi all'interno dei santuari shintoisti, in modo tale che i kami (divinità shinto) possano leggerle ed esaudire le richieste. Solitamente hanno la forma di un pentagono ed i motivi ritratti sulla parte frontale delle stesse variano a seconda della natura dei desideri dei fedeli. Volendo fare un parallelo con la nostra cultura religiosa, si potrebbe dire che sono l'equivalente dei ceri che vengono accesi dinnanzi alle immagini sacre presenti nelle chiese.
BREVI CENNI STORICI
Il termine ema cela l'origine di queste antiche targhette votive: tale vocabolo deriva infatti da uma, che in giapponese vuol dire "cavallo" e che nelle parole composte viene contratto in "ma". Quindi ema significa letteralmente "immagine di cavallo". Questo nome, apparentemente bizzarro, deriva dal fatto che in passato i cavalli venivano offerti ai santuari in cambio di salute e benedizione.
Con il passare del tempo, l'usanza di offrire cavalli ai santuari diventò estremamente proibitiva a livello economico e così alcuni fedeli iniziarono a donare dei modelli di cavallo in argilla. La pratica si diffuse e si arrivò così alla rappresentazione bidimensionale del cavallo su tavole di legno, con tanto di pittori professionisti incaricati di dipingere il sacro animale. Dal periodo Muromachi (1336-1573) si iniziò a ritrarre anche altri soggetti, ma il tutto restava accessibile solo ad una ristretta cerchia di persone e le grandi tavole di legno venivano esposte in una stanza speciale, detta emado. Fu solo a partire dal periodo Edo (1603-1868) che l’usanza di donare piccole placche di legno alle divinità coinvolse anche la gente comune e, al contempo, essendo questo il periodo di maggiore popolarità del teatro kabuki, divenne comune per i santuari ricevere ema da parte di pittori della scuola Torii. Costoro possedevano di fatto il monopolio della produzione di cartelli e di altro materiale promozionale per questi teatri, ed iniziarono a donare grandi dipinti di attori kabuki realizzati su tavolette di legno ai santuari. Nonostante i soggetti raffigurati potessero apparire insoliti per il contesto religioso, tali quadri furono ben accettati ed entrarono a far parte delle altre icone religiose dei santuari.
COME FUNZIONANO
Come ogni cosa in Giappone, anche per le tavolette ema esiste una corretta procedura di utilizzo. Una volta acquistata al santuario, dovrete scrivere il vostro desiderio sul retro della tavoletta con un particolare pennarello waterproof sempre reperibile in loco, e quindi appenderla nello spazio apposito sperando nella magnanimità delle divinità. Non c'è limite alle richieste che si possono rivolgere agli dei: dalla pace nel mondo alla buona riuscita di un qualunque avvenimento della nostra vita, come un esame scolastico, un colloquio di lavoro, una nascita o un nuovo amore. Ricordate però che le tavolette sacre hanno una data di scadenza: all’inizio del nuovo anno, precisamente il 15 gennaio, le vecchie tavolette sono bruciate nel rito otakiage, per fare spazio ai desideri del nuovo anno. Di solito hanno un costo che si aggira sui 500-1.000¥.

