I samurai erano dei valorosi guerrieri addestrati all’uso di armi e arti marziali posti al servizio dei daimyo, ovvero i grandi signori feudali. La stessa etimologia del termine samurai, che può essere tradotto come “colui che serve”, esprime il vincolo di lealtà e onore che legava il guerriero al proprio signore.
Oltre a essere degli straordinari guerrieri, essi si dedicavano anche alle pratiche zen, speculative e filosofiche. L’appellativo bushi con cui erano chiamati stava infatti a indicare l’enorme bagaglio culturale proprio di questa classe sociale, la cui condotta era fortemente influenzata dai culti confuciani, shintoisti e buddisti. Col tempo il prestigio di questa classe guerriera crebbe esponenzialmente fino a occupare i ranghi più alti della società giapponese. La figura del samurai raggiunse la sua massima importanza tra il XV ed il XVI secolo, quando le battaglie intestine e le guerre erano praticamente all’ordine del giorno. Durante il XIX secolo la classe dei samurai venne abolita per essere sostituita con un esercito nazionale in stile occidentale.
BUSHIDO
Il guerriero samurai seguiva un preciso codice etico chiamato bushido (lett. via del guerriero), un insieme di regole da adottare sia sul campo di battaglia che nella vita quotidiana. I capisaldi di questo regolamento erano la fedeltà assoluta verso il padrone, il rispetto, l’onore, il coraggio, la rettitudine, la solidarietà e la sincerità. La filosofia del bushido traspare in modo particolare nel libro Hagakure di Yamamoto Tsunetomo (1659-1721), un samurai che raccolse aforismi capaci di trasmettere la vera essenza del codice del guerriero.
Pur di rispettare tali precetti e mantenere intatto l’onore i samurai si spingevano fino all’atto estremo, il suicidio. Se un samurai si macchiava di qualche colpa grave o rimaneva senza signore (perché questi era morto o perché non godevano più della loro fiducia), per recuperare la propria rispettabilità ricorreva al seppuku; coloro che venivano meno a tali principi erano chiamati ronin (lett. libero da vincoli), un termine con un’accezione altamente dispregiativa che indica un guerriero senza onore e dignità.
SEPPUKU: IL SUICIDIO RITUALE
Il disonore di un samurai culminava con un gesto estremo, chiamato seppuku. Il guerriero si inginocchiava e, con un movimento rapido, si conficcava la spada nel ventre, procedendo con un segno ad “elle” da sinistra verso destra, e quindi verso l’alto. Questo perché si riteneva che il ventre era la sede dell’anima e trafiggersi questa parte del corpo simboleggiava la purezza della propria anima e l’esenzione da ogni colpa.
Ad assisterlo c’era un aiutante, chiamato kaishakunin, incaricato di decapitarlo subito dopo affinché il dolore non gli deformasse l’espressione del volto. L’harakiri indica lo stesso rituale, ma era praticato da coloro che volevano sfuggire alla morte per mano del nemico e non prevedeva la presenza di un aiutante. Il 25 novembre 1970, il noto scrittore e patriota Yukio Mishima praticò il seppuku in diretta televisiva in segno di protesta contro la deriva occidentalistica del Giappone.
EQUIPAGGIAMENTO
L’arma che più rappresenta un samurai è la katana, tanto che nel Periodo Edo si diffuse l’idea che l’anima stessa del guerriero risiedesse nella spada. Quando non erano in battaglia, i guerrieri portavano con sè la wakizashi, una spada più piccola anch’essa utilizzata nel rituale del seppuku. Un’altra arma importante era l’arco, utilizzato sia a piedi che a cavallo, una pratica, quest’ultima, che finì col diventare una cerimonia shinto chiamata yabusame.
Nel XV secolo anche la lancia (yari) divenne un’arma popolare, estremamente efficace negli scontri di grande portata. Nella celebre Battaglia di Shizugatake del 1583, i sette lancieri posti a difesa di Toyotomi Hideyoshi ebbero un ruolo cruciale nella vittoria.
ATTRAZIONI A TEMA
Durante il Periodo Edo (1603-1868) i samurai risiedevano in determinati distretti cittadini, alcuni dei quali sono giunti oggigiorno in un perfetto stato di conservazione. Visitare questi luoghi è il modo ideale per respirare quell’atmosfera nostalgica e apprezzare lo stile di vita condotto da questi fantastici guerrieri. Alcuni tra i distretti samurai meglio conservati si trovano a Kakunodate, Kanazawa, Hagi, Kitsuki, Bitchu-Takahashi, Aizu-Wakamatsu, Matsue e Kumamoto.

Nagamachi District – Kanazawa
