Tenugui

Il tenugui (手拭い) è un asciugamano di cotone dalla forma rettangolare e tradizionalmente decorato con motivi che si ripetono su tutta la stoffa. Rispetto agli asciugamani occidentali è più leggero, si presenta liscio al tatto ed è privo di orlatura, il che lo rende facile da strizzare. In commercio si trova con una lunghezza che varia indicativamente da 35 a 90 centimetri e quasi sempre stampato con immagini fortemente evocative.

 

I SUOI UTILIZZI

Il tenugui è utilizzato principalmente per asciugare le mani e il corpo, per questo motivo si trova comunemente nei bagni pubblici. Ma il suo impiego non si limita a soddisfare questa esigenza: può essere impiegato anche come canovaccio da cucina o come straccio per pulire, mentre se è particolarmente elaborato può essere donato come souvenir o appeso all’interno delle pareti domestiche quasi come fosse un quadro ricercato.

In estate vedrete molti giapponesi usarlo a modi fazzoletto per asciugare il sudore o come bandana per proteggersi dal sole. Il tenugui è inoltre un elemento ricorrente dei matsuri giapponesi, dove viene impiegato come copricapo dai partecipanti, ed è anche uno strumento indispensabile per i praticanti di kendo. In questa disciplina il tenugui è indossato secondo precisi schemi di piegatura sotto la maschera protettiva e serve per evitare che il sudore possa colare sugli occhi impedendo la vista.

 

STORIA DEL TENUGUI

Se nel periodo Nara (710-794) i tessuti in generale erano considerati molto preziosi, tanto che il loro utilizzo era un lusso riservato alle classi più altolocate, fu nel periodo Heian (794-1192) che iniziò ad apparire questo pezzo di stoffa chiamato tenugui, utilizzato dapprima come accessorio nei rituali shintoisti. Ma fu solo a partire dal periodo Kamakura (1192-1333) che esso divenne via via più popolare, grazie alla maggiore disponibilità di tessuti sia di importazione che locali e quando nel periodo Edo (1603-1868) si diffuse anche in Giappone la coltivazione del cotone, il tenugui poté diventare un elemento tipico della quotidianità nipponica.

Fu sempre durante questo periodo storico che si iniziò a valutarne anche il fattore estetico e quindi il valore artistico. Maestri artigiani e artisti rinomati cominciarono così a introdurre nuovi stili, colori e motivi e si svolgevano di frequente delle competizioni per premiare i pezzi più pregiati. Tutto ciò diede un contributo non indifferente alla nascita di nuove tecniche di stampa e tintura dei tessuti. Tra queste ci fu una tecnica di tintura chiamata chusen, la cui caratteristica principale era quella di riuscire a creare diverse sfumature e ombreggiature a seconda dell’umidità ambientale e delle altre condizioni in cui il processo veniva eseguito e quindi ogni tenugui, pur se con lo stesso disegno di un altro, diventava un pezzo unico con una sua propria caratteristica cromatica.

In Giappone l’utilizzo del tenugui ha subito un declino inesorabile nell’ultimo trentennio, colpa l’avvento di mode tipicamente occidentali e di un uso sconsiderato di materiali sintetici. Ma il fascino di questa particolare stoffa di cotone rimane immutato, anche per i benefici che reca a chi la utilizza: al contrario di altri materiali, che si logorano con il tempo, il tenugui sbiadisce ma di fatto diventa più morbido e quindi delicato a contatto con la pelle.

 

Tenugui esposti in un negozio specializzato – © immagine: aya photogram

© immagine testata: jennifer yin