Cavi elettrici in Giappone

Se non avete mai visitato il Giappone, molto probabilmente vi riuscirà difficile credere che in un paese così attento all’ordine e all’estetica tutti i cavi elettrici sono lasciati in superficie, in bella vista. La presenza così tangibile di tralicci di ogni forma e grovigli di fili intricati ha un impatto talmente forte dal punto di vista dell’estetica urbana che non può lasciare indifferenti, nel bene o nel male: se per alcuni sono installazioni di pessimo gusto che deturpano le città, molti altri li considerano un elemento inscindibile dell’agglomerato urbano nipponico.

 

PERCHÈ NON SONO INTERRATI?

Si potrebbe pensare che il motivo per cui i cavi elettrici sono lasciati a penzoloni sia dovuto ai terremoti frequenti che interessano il paese, ma in realtà non c’è niente di più sbagliato. In caso di terremoto, infatti, tra le prime strutture a cedere sotto la forza della natura ci sono proprio questi tralicci che li sostengono, la cui caduta va ad intralciare i soccorsi e a peggiorare le situazioni di emergenza. Ma anche altre calamità naturali come i tifoni possono causare il crollo dei tralicci: il tifone Faxai, che colpì il Giappone nel 2019 causando ripetuti blackout elettrici nella prefettura di Chiba, distrusse circa 2000 pali elettrici.

La reale motivazione è da ricercare nel periodo del dopoguerra, in un Giappone ampiamente distrutto dalle bombe e che necessitava di una rapida ricostruzione. A quel tempo, il modo più economico e rapido di portare la corrente elettrica in modo stabile negli edifici di nuova costruzione, era proprio quello di installare piloni in superficie su cui far passare i cavi elettrici. Se è vero che non si può certo biasimare una scelta fatta in un momento particolarmente delicato, è altrettanto palese che oggi non vengono fatti reali passi in avanti per migliorare la situazione e anzi, si continua ad installare nuovi cavi elettrici in superficie.

Il governo giapponese ha provato in più occasioni ad avviare progetti per l’interramento di questa moltitudine disordinata di cavi, ma nelle grandi città è utopistico pensare di realizzare un’opera simile. Oltre ai costi esorbitanti (si stima che interrare un chilometro di cavi costi 530 milioni di yen, circa 4 milioni di euro), c’è il rischio concreto che scavando si vada a causare interruzioni di servizio, dato che il sottosuolo è ormai saturo di tubature di ogni tipo, non tutte documentate nelle planimetrie ufficiali, e di cavi necessari al funzionamento della metro.

 

Scorcio di Sendai – cc: Alex Hamilton/Flickr.com

© immagine testata: MIKI Yoshihito/Flickr.com