Hikikomori

Adolescenti che si rinchiudono nella propria camera da letto senza mai uscire per mesi o addirittura anni, abbandonando gli studi, navigando su internet o leggendo manga in un ritmo sonno-veglia completamente invertito, mantenendosi con lavoretti via web e vivendo di cibo spazzatura ordinato per telefono. Il disgusto per un mondo esterno sempre più competitivo e soprattutto, la chiusura in se stessi, nell’attesa di un’improbabile guarigione spontanea: il termine hikikomori (引き籠もり) descrive esattamente questo fenomeno made in Japan e anche le persone che soffrono di questo disagio. La parola fu coniata dallo psichiatra Tamaki Sato a metà degli anni ’80 quando il fenomeno cessò di essere circoscritto e cominciò ad avere una certa rilevanza sociale nel paese asiatico. Alcune stime recenti attestano la presenza di oltre 200.000 hikikomori nel solo Giappone, una cifra impressionante che non accenna a diminuire.

 

LE CAUSE DI QUESTO FENOMENO

Le cause che spingono una persona a recidere ogni contatto con il mondo esterno sono varie, ma alla base c’è una fragilità caratteriale dei ragazzi che provano dolore e disagio nel vivere alcune situazioni sociali.

Secondo alcuni questo comportamento non è altro che una ribellione nei confronti di un paese conformista ed estremamente omogeneo, in cui non esistono altri modi per soddisfare le aspettative pre-imposte dalla società e, soprattutto, non soddisfarle significa fallire totalmente. Un’altra causa è da ricercare nei rapporti sociali tra i giovanissimi, che nel periodo scolastico spesso si dimostrano un autentico incubo con molestie e forme più o meno gravi di bullismo, causando ansia e fobia scolare. Tra i fattori familiari, invece, sembra avere un ruolo cruciale la mancanza di una figura paterna: quella giapponese è tuttora una società patriarcale ed il padre, impegnato tutto il giorno sul posto di lavoro, non partecipa quasi per niente alla vita familiare. A peggiorare la situazione c’è l’atteggiamento iperprotettivo della figura materna, che in queste situazioni tende spesso ad assecondare l’isolamento del figlio senza chiedergli (e chiedersi) il motivo del suo malessere interiore.

 

COME VIVE UN HIKIKOMORI

Gli hikikomori hanno un ritmo circadiano invertito, trascorrono infatti le notti insonni a navigare su internet, a leggere manga e giocare ai videogiochi, mentre di giorno dormono. Essi vivono confinati nella propria stanza, non mangiano con i genitori – di solito si fanno lasciare il cibo davanti alla porta come si fa con i carcerati oppure vanno a comprarlo al conbini più vicino – ed escono per andare al bagno solo dopo essersi accertati di essere soli a casa. Sebbene alla base di questo comportamento vi sia il totale rifiuto verso qualsiasi tipo di rapporto interpersonale, molti hikikomori sono inclini a coltivare relazioni virtuali su internet, il che è paradossale.

L’isolamento sociale autoindotto in modo prolungato può essere accompagnato dalla presenza di sintomi quali antropofobia (paura della gente e dei contatti sociali), automisofobia (paura di essere sporchi), agorafobia (paura di ambienti non famigliari e di spazi aperti), manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, reazioni violente e altri ancora. Fortunatamente negli ultimi anni sono nate molte associazioni che si occupano del supporto e del reinserimento delle persone colpite da questo fenomeno. Il trattamento varia a seconda della gravità: l’approccio è di tipo psicoterapico, ed molti casi viene somministrata anche una cura farmacologica.

 

© immagine testata: Danny Choo/Flickr.com