Il karaoke (lett. orchestra vuota) è una forma di intrattenimento diffusa in tutto il mondo che consiste nell’ascoltare la traccia strumentale e cantare le parole che compaiono a video.
Se nei paesi occidentali è un fenomeno pressoché circoscritto al fine settimana e organizzato da bar o locali dove i clienti si esibiscono pubblicamente con performance improvvisate, in Giappone rappresenta invece un aspetto socio-culturale di primissimo ordine apprezzato da tutte le fasce d’età, dai giovanissimi agli uomini d’affari, che lo vedono come un mezzo per stare in compagnia e scaricare lo stress accumulato durante la giornata.
BREVI CENNI STORICI
Le origini del karaoke non sono molto chiare e non esiste un vero e proprio inventore.
Alcuni sostengono che la prima forma di karaoke sia comparsa in alcune serie televisive americane degli anni ’60, in particolare nella trasmissione “Sing along with Mitch” l’orchestra di Mitch Miller faceva cantare il pubblico di fronte a uno schermo sul quale scorrevano le parole.
Tuttavia, il primo apparecchio utilizzato per il karaoke fu ideato dal musicista giapponese Daisuke Inoue, intenzionato ad accontentare quelle persone che chiedevano le registrazioni dei suoi pezzi per poterli imparare e cantare. Anche il termine karaoke deriva dalla lingua giapponese ed è stato coniato dalla fusione di due parole: “kara” (vuoto) e “oke” (orchestra). Il karaoke si diffuse a macchia d’olio negli anni ’80 dapprima in Giappone e in tutto il continente asiatico poi; nacquero quindi i primi bar-karaoke e programmi televisivi dedicati. Il successo mise in moto anche l’industria, con la realizzazione di prodotti specifici, sia a livello professionale per le trasmissioni televisive o per le band musicali, che amatoriale, destinati a un uso privato nelle feste e cerimonie.
In Italia il karaoke fece la sua comparsa negli anni ’90, in seguito alla messa in onda dell’omonima trasmissione televisiva condotta da Fiorello, che riscosse un enorme successo in termini di audience. Il programma cambiava location ogni sera, e con gli anni il seguito di pubblico si fece via via sempre più massiccio fino a diventare un fenomeno di costume sociale. Il programma è stato poi interrotto nel 1995, ma dopo vent’anni, nella primavera del 2015, è tornato in onda con la conduzione di Pintus.
KARAOKE IN GIAPPONE
Ciò che rende speciale il karaoke in terra nipponica è la possibilità di praticarlo in appositi locali dove si possono affittare delle stanze a ore o per l’intera serata per un gruppo ristretto di amici o parenti, in questo modo anche i più timidi e stonati non avranno di che preoccuparsi! In aggiunta è possibile ordinare da mangiare e da bere: non dovrete far altro che scegliere dal menù e ordinare alzando la cornetta del dispositivo presente in ogni stanza, talvolta sono disponibili anche le formule all you can eat (tabehodai) e all you can drink (nomihodai).
Per selezionare la canzone c’è una sorta di computer o tablet: una volta scelto, il brano partirà in automatico sullo schermo mostrando il video e le parole. Solitamente c’è un’ampia scelta musicale, si trovano per lo più brani giapponesi ma anche inglesi e raramente italiani. Cantare il karaoke è un’esperienza imperdibile per chi visita il Giappone, che permette di vivere appieno uno degli aspetti culturali che più caratterizzano questo paese.
I locali rimangono generalmente aperti dalle 11.00 alle 03.00 del giorno seguente, con orari estesi nel fine settimana. Si trovano un po’ ovunque nelle grandi città, e le catene più conosciute sono Karaokekan, Shidax, Big Echo e Cote D’Azur. Le tariffe variano in base al locale, al numero di persone e al tempo che intendete trascorrerci: in media la tariffa oraria è di 100-400¥ a testa.

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