Sanpuru

Sanpuru, o meglio shokuhin sanpuru (食品サンプル), deriva dall’inglese sample e si riferisce alle accurate riproduzioni di cibo in plastica che vengono esposte nelle vetrine dei ristoranti in Giappone con lo scopo di dare un'idea delle pietanze che vengono servite e i relativi prezzi.

I ristoratori nipponici fanno a gara per accaparrarsi le riproduzioni più complesse e realistiche, poiché in gioco c'è nientepopodimeno che il prestigio del locale: se i ristorantini più modesti che non dispongono di una vetrina si limitano ad esporre le foto dei piatti disponibili sul menù, quelli di medio livello espongono copie di piatti in cera che acquistano nei negozi specializzati, mentre i ristoranti più esclusivi commissionano delle riproduzioni in cera da abilissimi artigiani. Questa sorta di menù in 3D è utilissimo anche a chi non conosce il giapponese, ma a discapito di quanto si possa pensare non fu ideato per rendere la vita più semplice ai turisti, quanto piuttosto per mostrare cibi perfetti ed invogliare i passanti ad entrare nel locale ed ordinare qualcosa.

 

BREVI CENNI STORICI

L'ideatore di queste curiose riproduzioni fu Takizo Iwasaki, un imprenditore originario di Gujo Hachiman che si dice abbia tratto ispirazione per la realizzazione dei suoi primi alimenti non commestibili da una candela di cera gocciolante. Nei primissimi anni '30 egli decise di fondare un’azienda per la promozione dei prodotti alimentari, che intendeva riprodurre in modo fedele con la cera. Cominciò così a creare dei campioni, a inviarli ai ristoranti della zona e ricevere ordinazioni e suggerimenti. In poco tempo la sua impresa crebbe a dismisura e ancora oggi l’80% delle riproduzioni di cibo che si trovano in Giappone proviene da Gujo Hachiman, ormai un distretto della plastica. Sì, perché con il tempo il materiale utilizzato è cambiato: non si usa più la cera (a rischio scioglimento per il caldo) ma materie plastiche più resistenti che arrivano a durare fino a sette anni.

 

CURIOSITÀ

Il processo di produzione dei sanpuru è ancora in gran parte di tipo artigianale. Si inizia di solito da una porzione di cibo vero, quella che si vuole replicare, e si realizza un calco versandoci sopra del silicone liquido. Quando il silicone si solidifica, si estrae il cibo dal suo interno e nel calco si fa colare la plastica che a sua volta va fatta solidificare. Una volta che il materiale è asciutto, i modellini vengono rifiniti nei dettagli e verniciati a mano. Trattandosi di prodotti altamente customizzati, non sorprende che le repliche di cibo possano costare dieci o venti volte più del piatto che pubblicizzano. Quello che lascia sbalorditi, invece, è la perfetta corrispondenza tra il cibo riprodotto e il piatto che poi viene effettivamente servito una volta che si è al ristorante: se nella pizza che espongono in vetrina ci sono dieci pomodorini di numero e altrettante fettine di mozzarella di bufala, state pur certi che la pizza vera che vi porteranno sarà identica.

DOVE ACQUISTARLI

Se volete acquistare un souvenir particolare durante il vostro viaggio in Giappone, le riproduzioni di cibo finto sono senz'altro un'idea originale e carina, seppur non propriamente economica. Uno dei luoghi più forniti in tal senso è Kappabashi-Dori, a Tokyo, uno stradone in cui si alternano un centinaio di negozi che vendono qualsiasi cosa serva ad un ristoratore. Lì troverete una miriade di negozi specializzati in riproduzioni in cera di piatti giapponesi e anche italiani, realizzati con una accuratezza tale da sembrare reali. Il costo medio per un piatto è di 40€, ma si trovano anche articoli più economici come ad esempio pezzi di sushi sciolti.

Riproduzioni in cera in vendita a Kappabashi Dori - © Uino/Shutterstock.com

© immagine testata: Fred Hsu/Flickr.com